La fine del nulla e il Natale del Tutto

di Don Alessandro Valentino

Da un po’ di tempo rifletto su alcuni incontri con persone che, da giovani, sono state molto impegnate in parrocchia e che oggi sono dichiaratamente agnostici. Si tratta di donne e uomini che, nel tempo, si sono affermati professionalmente e che oggi ricoprono dei ruoli sociali importanti. Professionisti affermati, dunque, che dopo un periodo di forte impegno ecclesiale si sono ritrovati a non credere più a niente se non all’idea di un Dio sconosciuto. Qualcuno di essi ritiene che sia già molto salvare l’idea di Dio. Sinceramente, io non saprei cosa farmene di un’idea di Dio, non riesce proprio a soddisfarmi. Evidentemente per queste persone è sufficiente avere un’idea per arrendersi nella ricerca della verità. Ho notato che serpeggia nel loro animo una profonda delusione che alcune volte si trasforma in rabbia. Finiscono, così, per assumere il ruolo di grandi inquisitori di Dio: per il dolore innocente, l’ingiustizia imperante, la povertà dilagante, la morte dei bambini del terzo mondo, soprattutto per un Dio che non si lascia capire e che non dà risposte soddisfacenti alle loro domande sulla vita. Ciò che noto, inoltre, è che la loro vita è sotto tono, nel senso che nasconde un grande pessimismo, se non, addirittura, un vero e proprio inconsapevole nichilismo: non esiste nessun senso, c’è solo il nulla e l’illusione. Sì, qualcuno mi ha anche detto che la fede potrebbe essere un’illusione. Mi domando se la loro non sia una forte delusione, successiva ad un’illusione: comprendere Dio e i suoi pensieri o ridurre Dio ad un’idea comprensibile, ad una ragione vincente. Altre domande mi sovvengono: che formazione hanno ricevuto? Quale esperienza di fede hanno vissuto? Quale esperienza di fede è stata loro proposta? Da essi ho compreso che il loro Dio era solo pensato, era solo un ideale ispiratore di un impegno sociale ad oltranza. Capisco meglio tutto questo se considero che il loro impegno ecclesiale ricade nel periodo degli anni ’70 quando si usciva dal ’68 e dalla ventata di freschezza del Concilio Vaticano II, in un’epoca ancora incerta per respirare a pieni polmoni un effettivo rinnovamento della Chiesa. Si trattava, piuttosto, di un periodo di passaggio che produceva un necessario bisogno di ancorarsi a dei punti fermi ideologici. Questo non vuol dire che non bisogna pensare, ma che ciò non basti è evidente dai risultati raggiunti. Vorrei leggere a questi amici una brillante parodia del nulla di Ernest Hemingway: «O nulla nostro che sei nel nulla, sia nulla il tuo nome, nulla il regno tuo, e sia nulla la tua volontà, così in nulla come in nulla. Dacci oggi il nostro nulla quotidiano. Ave, nulla, pieno di nulla, il nulla sia con te». A me pare proprio che il nulla sia il loro Dio perché ce l’hanno dentro come una cellula cancerosa che pian piano si espande a tutta la loro esistenza.
Poiché questa è una condizione condivisa da molti, mentre il Natale si avvicina, vorrei dire una sola cosa: apriamo gli occhi e guardiamo alla verità più grande, quella che ha il nome dell’Altro, il quale è talmente altro che si fa altro da sé: si fa Bambino tra noi, si fa speranza che chiede fiducia, diventando Tutto per noi. Il Dio cristiano non è un Dio da pensare soltanto, ma è tale perché dà da pensare: è il Dio da accogliere nel mistero del suo essere. Egli ci inquieta con il suo amore, con le sue domande e con i suoi progetti che non collimano con i nostri. Tra noi e lui c’è uno scarto che chiamiamo ‘trascendenza’. Egli si è fatto come noi, è diventato quel bambino che ha fame; è morto da innocente; ha portato su di sé il dolore più atroce facendosi solidale con chi soffre. È un Dio da amare perché, più che dimostrarsi innocente con ragionamenti vacui, ha preferito rivelarci il suo amore ponendosi dalla parte dei deboli e dei poveri. E sono proprio questi ultimi che chiedono aiuto e ringraziano quel Dio che i ricchi e i sapienti mettono sotto accusa. Non sarà forse perché nel loro cuore brucia un senso di colpa: la responsabilità di avere ciò che gli altri non hanno senza poterlo giustificare con la propria sapienza?
Il Natale del Signore Gesù decreti la fine del nulla e l’accoglienza del Tutto in ciascun uomo di buona volontà.


pagina 3/4