Scritto tratto da: G.G. Carulli, Prose, Napoli 1794

"Il tenimento di Boscoreale... in private mani venuto, si è andato tratto tratto disboccando; per modo che si è tutto ormai ridotto a cultura; e vi è concorsa gran quantità di abitanti; il cui numero non pure trapassa presentremente i duemila; ma di giorno in giorno tuttavia si accresce a dismisura. Le abitazioni fabbricatevi non sono tutte in un sito: ma disposte in vari comprensori, quale in questo, quale in quel luogo, formando alquante contrade, ina da altra per alcun tratto lontana. Non vi si edificarono da prima che pochissime casette di pescatori sul confine del territorio, accanto alla Torre dell'Annunziata, e discoste pochi passi dalla parrocchiale chiesa di quella terra. Era perciò ben ragionevole e comodo che ad essa fossero sottoposte, quanto alla spiritual cura, mercè il picciolissimo numero degli abitatori, e la poca ognuna distanza dalle abitazioni. Ma dopoichè moltissimi casamenti si sono fatti per quel vasto paese, tutti molte miglie dalla parrocchiale chiesa distanti; sconcia cosa siè che, nuova parrocchia non curandosi di formare, rimanga a quella della Torre dell'Annunciata tutto quel numeroso popolo sottoposto. Egli è ben vero, che la Congregazione de' Padri Celestini, a cui quella parrocchia appartiene tenga in mezzo a Boscoreale una picciola chiesetta, la quale ha tolto in prestito dai Minori Conventuali, ed in essa opera un di quei frati per cappelleno, il quale, senza alcun altro ministro deputato, in suo aiuto, amministra soltanto i sacramenti della Penintenza, dell'Eucarestia, e dell'ultima unzione. Ma ciò non basta al gravissimo e urgentissimo uopo di quelle anime, intantochè per mancanza di separata Parrocchia, e di sufficiente numero di ministri grandi incovenienti ed incomodi si veggono tutto di nascere e germogliare. Tralasciando che di molto scandalo riesce vedere una picciola chiesetta, sfornita di ogni agio e di ogni ornamento, umida, muffita e mal tenuta; è da riflettere che al copioso numero di quei paesani, in diverse parti abitanti, mal può assistere un ministro solo, un paùstore non proprio, per esperto e diligente che sia; mal può ammaestrargli nella cristiana dottrina e pietà; mal può invigilare a torne gli scandali, e a tenere a freno gente (tranne pochi) zotica e perversa , intrisa di laidezza, perduta in crapula, rotta a scellerataggine, cui non punge coscienza di frode, di calunnia, e di qualunque commessa malvagità; avvezza a vivere per lungo uso, e per varie circostanze e vicende, senza ritegno di onestà, e senza timore di potestà ecclesistica e secolare. Le debite parti di vigilante pastore non ben le adempie chie proprio pastore non è. Al pastor proprio coc divino comandamento è stato ingiunto conoscere le sue pecorelle; offerir per essi sacrifizi; pascerle con la predicazione della divina parola, con l'amministrazione de' sacramenti, e con l'esecuzione delle opere virtuose, aver paterna cura de' poveri, e degl'infelici; e tutte adempiere quelle parti, che alla sua cura e vigilanza sono affidate: le quali cose fornir non si possono da chi con sollecito continuo pensiero sopra la sua greggia non viggili ed intenda, ma a guisa di mercenajo l'abbandoni...; ed allo 'ncontro, conoscendo il pastore le anime a lui soggette, e i vizi, che vi regnano, e le virtù men coltivate; prendendone opportuno argomento, sà quali ammaestramenti possano essere propri al costume, e quali affetti con la predicazione sua gli convenga in essi destare. Oltre a ciò, essendo la Parrocchia molte miglia lontana da varie abitazioni, anzi dalla più gran parte di case; i bambini, che, ravvolti in piccoli cenci, perchè figliuoli per lo più di gente misera, si portano in essa a ricevere il battesimo, corrono rischio di morire tra via, massimamente in tempi rigidi e piovosi. Quello, che è poi ordinario si è il morir la povera gente senza la dovuta assistenza; e spesso sacramenti: poichè, chiamato il Cappellano, o non vi può correre a tempo, ovvero, assistendo ad altro moribondo, non può partirsi in due. Che dirò io delle pubbliche denunzie precedenti la celebrazione delle nozze? Le quali denunzie, facendosi nella Torre d'Annunziata, vale a dire in un altro paese, dove rado o niuno di Bosco regale andar suole ad ascoltar messa, rimangono perciò inutili e vane: sicche interviene che talvolta si contraggono matrimoni incestuosi e vietati per ignoranza di qualche impedimento; il quale poi, scoperto, o vi si rimanga con peccato, o con iscandalosi disciolga. Tanti disordini (...) edltri simiglianti (...) sono certamente potentissima cagione di doversi formare una novella Parrocchia con ministri in numero opportuno, acciò proveggano alle spirituali nacessità di quel paese, e nol lascino sterile e inculto, sicchè con orrore e rincrescimento di tutt'i buoni, presentemente si trova. Che certo, senza contare riflessioni, un territorio di tredici miglia, comprato ultimamente, nulla meno che dugentomila e più ducati, abitato quà e la da più di duemila omini, i quali van sempre avanzando in numero; che fa corpo da sè governato con proprie leggi e con propria giurisdizione secolare distinta da tutt'altri luoghi convicini; un territorio, dico, sì ragguardevole non avere una Parrocchia, e ben formata parrocchia con chiesa, se non magnifica, almeno comoda e decente, è cosa assai sconvenevole a udirsi; e troppo contraria a tutti i principj della ecclesiastica disciplina..."

Napoli il dì 13 giugno 1750