Intorno alla prima metà del XVIII secolo il numero degli abitanti di Boscoreale aveva raggiunto un indice tale da non potersi più oltre tollerare la mancanza d'un soddisfacente e pronto servizio spirituale per la cura delle anime.

Fino ad allora "un economo, incaricato dal parroco di Torre Annunziata, veniva a Boscoreale per la cura spirituale delle anime ed esercitava il ministero in una chiesetta rurale". Così si legge in una supplica umiliata al re dai cittadini di Boscoreale l'anno 1760. Ma prima di quest'anno e che il nuovo possessore del tenimento avviasse la pratica con la S.Sede per l'erezione della chiesa parrocchiale, ne denunziò per primo la necessità il dotto avvocato Giovanni Giuseppe Carulli, giureconsulto napoletano in una sua dotta scrittura dove sono contenute diverse notizie inerenti allo sviluppo dell'abitato di Boscoreale e alle precarie condizioni materiali e spirituali della sua popolazione.
A sei anni dalla denuncia delle condizioni materiali e morali della popolazione boschese fatta dal Carulli, il Principe di Striano don Stefano de Marino prese l'iniziativa. Rivoltosi alla sede apostolica, espose la situazione abitativa del tenimento, il numero delle anime ivi residenti e la distanza degli sparsi abituri alla sede parrocchiale di Torre annunziata; palesò il proposito di voler costruire la chiesa con l'annessa casa del parroco e assegnare a costui una annua congrua ponendola a carico dei suoi beni laicali e patrimoniali. Inviò l'stanza pre il tramite della Curia nolana e l'Ordinario pro-tempore si rimise alla S.Congragazione del Concilio; ma l'abate e i monaci Celestini del Monastero di San pietro a Maiella, dal quale la chiesa parrocchiale di Torre Annunziata dipendeva, si opposero al divisato proposito e dopo varie controversie vennero a convenzione col principe.

Nella convenzione furono definite concordemente le condizioni che il Principe avrebbe osservato nell'erezione della chiesa parrocchiale e che qui si riportano:

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